Guardare è sempre interpretare, ovvero comprendere e far propria un’immagine, ponendosi in relazione attiva con essa. Quando all’osservazione si aggiunge la riproduzione tramite disegno, dell’oggetto osservato si mettono in risalto gli aspetti che risultano più caratterizzanti e si rende un insieme che riflette non solo l’oggetto in quanto tale, ma il modo in cui questo attiva un’interazione con l’osservatore.

Ecco dunque che la riproduzione in forma di disegno di alcune chiese contemporanee, consente di vedere come queste colpiscono l’osservatore. In che modo la forma complessiva e gli elementi che la compongono divengono momenti densi di significato ai suoi occhi.

Abbiamo scelto alcune chiese di Giovanni Michelucci, autore che s’è espresso in forme dense di fantasia e capaci di evocazione simbolica: forme quasi scultoree. Sono interpretate dalla penna di Andrea Iacobuzio, che delle architetture rende quanto gli risalta più limpido, più rilevante, più pieno di senso.

Ed ecco dunque il santuario della Beata Vergine della Consolazione (1967), disposto lungo la strada che s’inerpica sul pendio del Monte Titano, nella Repubblica di San Marino.

Una forma allungata, dinamica, ove nella parte verso l’alto due travi trasversali evidenziano una croce quasi spinta verso la strada, mentre sul fronte principale, quello verso la parte più bassa della strada, il caratteristico e originale “naso” prolunga e àncora l’insieme al suolo.

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San Marino, santuario della Beata Vergine della Consolazione

Una forma che si potrebbe interpretare come simile a quella di un pesce – tanto più che l’interno della chiesa è ricco di sporgenze e nervature variamente posizionate, tali da dare il senso di un antro, ovvero del ventre del mostro marino dove stette Giona.

C’è un che di misterioso, quasi di inquietante nella forma proposta da Michelucci. Ma l’interpretazione grafica la rende a una linearità e a una trasparenza che l’alleggeriscono e la rendono più chiara, quasi eterea.

Il disegno trova lo spirito nascosto dell’architettura.

La chiesa di Santa Maria Immacolata a Longarone (1982) è stata costruita come memoriale dell’ondata che si rovesciò sul paese nel 1963, distruggendolo (fu consacrata nel 1983, il ventennale dell’evento). Il disastro com’è noto fu causato dal distacco di un brano di montagna che precipitando nel bacino artificiale soprastante Longarone ne causò lo straripamento subitaneo.

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La chiesa-scultura di Longarone

Il volume si avvolge in una possente spirale che sale, rimemorando il vorticare dell’acqua ma allo stesso tempo esprimendo il desiderio di ascesi e di salvezza, di riconciliazione nel segno della croce che viene spinta in alto dall’intreccio di braccia che con la loro agile muscolatura superano il greve spessore dei muri e della terra e dei monti vicini.

Nel disegno di Andrea Iacobuzio l’intelaiatura che regge la croce assume una rilevanza primaria, stabilendo una relazione di assoluto privilegio e di totale protagonismo nel contesto, mentre il vorticare della massa cementizia diviene un sorgere dinamico sulla terra, come un gesto nuovo. E la porta compare in primo piano, evidenziata dalla forza del segno e del colore, a dire dell’accoglienza.

Il moto che fu tremendo dell’acqua diviene così quasi un sorriso accogliente, che porta in alto, verso il paradiso.

La vista interna rivela i limiti del progetto: in quanto memoriale l'aspetto liturgico passa in secondo piano e lo spazio per il culto diviene cavea teatrale.
La vista interna rivela i limiti del progetto: in quanto memoriale l’aspetto liturgico passa in secondo piano e lo spazio per il culto diviene cavea teatrale, la scena di un dramma che ancora sembra incombere.

L’architettura ha una sua verità intrinseca, ma a volte questa può essere schermata nella grevità della materia. Il disegno la rende a una presenza più evidente, forse idealizzata, certo vicina all’animo di chi la guarda.

(LS)

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