Un volume di Michela Beatrice Ferri: per indagare con una serie di interviste a critici e ad artisti su quale sia il ruolo e la rilevanza dell’arte nel parlare della vicenda cristiana ai nostri giorni (ed. Ancora, 2016, 168 pagine, 18,00 euro).

Il titolo in sé diviene oggetto di riflessione: può il “sacro” essere contemporaneo? Oppure, può mai non esserlo, quando annuncia una vicenda quale quella cristiana che per sua natura , perennemente contemporanea? E perchè parlare di “sacro” (termine ambiguo, oggi connotato da tante diverse tendenze, arcaico, senza nome e senza legge, come nota Giuliano Zanchi) e non di arte cristiana, o di arte liturgica? E quale la congruenza tra il contenuto del messaggio artistico, se rivolto all’annuncio della buona novella, e i mezzi e le capacità espressive oggi praticate? E quale la propensione e la competenza del committente ecclesiastico nell’entrare in sintonia e orientare i passi degli artisti?

L’espressione artistica deve mettere in scena le grandi narrazioni, i miti nei quali l’uomo si è sempre riconosciuto” sostiene il p. Andrea Dall’Asta, guardando da un’angolatura forse distinta da quella su accennata dello Zanchi, ma non lesinando critiche in particolare all’architettura attuale (“desolante… priva di dignità… sciagurati interventi…”). E insiste “L’arte deve fare riferimento all’universo simbolico dell’uomo, per esprimere un senso che costruisca ‘memoria’, ‘storia’, ‘ricordo’, ‘tradizione’…”. Per poi riferirsi con entusiasmo all’opera di Ettore Spalletti nella Sala del commiato dell’obitorio di Garches, evidenziando come vi si ritrovi una “riflessione .. sul significato di uno spazio privo di simboli, in quanto lo spazio stesso si fa simbolico, a partire dalla percezione del colore”.

Il punto, come evidenzia Elio Franzini, è ”che il senso dell’arte non si esaurisce nei suoi contenuti rappresentativi o fattuali… spinge al di là, spinge a vedere l’invisibile…”.

Ciò chiarito, definire la poesia attraverso la prosa resta esercizio problematico: certo utile, mai esaustivo. Altrimenti che poesia sarebbe, se si esplicita attraverso i meandri della logica? Per questo, forse più vivaci delle riflessioni dei pensatori appaiono le testimonianze degli artisti (alcune opere dei quali sono riprodotto a corredo del volume): che raccontano brani di vita e li mettono in relazione alla loro specifica poetica: singola, individuale, per quanto collegata a sistemi di sentire e di relazionarsi ben presenti nella cultura contemporanea. E si tratta di artisti dagli orientamenti ben diversi tra loro. Alcuni cattolici praticanti, altri dubbitosi ed esitanti, altri dichiaratamente atei, qualche figurativo: tutti però si sono misurati col tema del “sacro” contemporaneo e ne cavano impressioni e riflessioni rilevanti per il loro procedere.

Come spiega il fotografo Giovanni Chiaramonte: “L’arte non c’è senza fede nella forma, nella figura e nel farsi dell’opera, che restituisce all’uomo la somiglianza con Dio infranta dal peccato. La fede stessa svanisce nel nulla dell’insignificanza senza la testimonianza viva dell’immagine dell’arte, fatta venire alla luce del visibile dall’opera del santo, che “ogni uomo in cammino lungo la via della vita nella sequela di Cristo”.

Oltre le parole, l’essenza si ritrova nella semplicità che sa spiegarsi da sola. Raccontando, ma anche interrogando. Perché in fondo il ruolo dell’arte, in tutti i suoi modi espressivi, sta nell’interrogare le coscienze.


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