di Olimpia Niglio

Dall’immateriale al materiale, dalla creatività al fare, dall’idea al progetto, uno sviluppo interpretativo dell’essere che da sempre ha messo in relazione ciò che è dentro di noi per costruire ciò che è fuori di noi con intenzionalità. Edmondo Husserl (1859-1938), matematico e filosofo austriaco naturalizzato tedesco, partendo da Aristotele aveva rilevato che “il pensiero è in un certo modo tutte le cose”. Husserl asseriva che nella frase del filosofo greco l’espressione “in un certo modo” stava ad indicare che il pensiero —quindi l’immaterialità, la creatività, l’idea— intenzionalmente costruisce le cose materiali. Queste ultime vengono così ad essere risultato proprio dell’elaborazione di un pensiero che intende realizzare oggetti intenzionali la cui percezione trova relazione all’interno delle reazioni soggettive, emotive ed empatiche dei singoli osservatori. Ed è proprio questa potenzialità del pensiero intenzionale che da sempre ha supportato l’uomo sul piano delle esperienze e del confronto.
Se analizziamo questo contributo del pensiero intenzionale sul piano culturale e spirituale allora non sarà difficile intendere il valore del dialogo tra vita cristiana e cultura laica, tra fede e ragione, tra creatività e creazione. Ecco che ne scaturiscono interessanti riflessioni su quelle specifiche implicazioni culturali che da sempre hanno delineato lo sviluppo delle arti in stretta convergenza con la lezione spirituale. Un percorso complesso ma indispensabile da affrontare per vagliare il valore delle cose che prima di manifestarsi materialmente sono frutto di riflessioni etiche, politiche, religiose e filosofiche dalle quali non si può prescindere.

Questo approccio è fondamentale nel ripercorrere la lettura di due interessantissimi volumi, risultato di curatele e di atti scientifici, che se pur differenti per contenuti, finalità e risultati conseguiti sono invece uniti da una comune intenzionalità: sperimentare percorsi creativi per aprire nuovi dialoghi interculturali.
Il primo volume “Dialoghi Mediterranei, Monoteismi e dialogo“, a cura di Antonino Cusumano dell’Istituto Euroarabo di Mazzara del Vallo in Sicilia, riunisce i pensieri e le riflessioni di autorevoli studiosi sul tema del possibile dialogo tra le religioni monoteiste.

L’ipotesi fondamentale su cui si articolano i contributi presenti nel volume è quello di pensare alla realizzazione di un tempio, di una casa comune, che possa divenire luogo comunitario per cristiani, ebrei e mussulmani, pur consapevoli delle diverse sacre scritture e delle quotidiane pratiche dei singoli culti. Ma ecco che il pensiero intenzionale favorisce la costruzione di questo “luogo-non luogo”, ascolta le diverse idee, le molteplici voci, la pluralità delle intenzioni che aprono nuove prospettive interpretative e quindi nuovi dialoghi in cui antropologi, teologici, storici, filosofi si sono incontrarti per scoprire ma anche riscoprire i punti di tangenza e di interconnessione delle culture monoteiste. Questa intenzionalità conoscitiva e di approccio al dialogo ha consentito di porre così le basi al fine di edificare importanti strategie di interazione, di scambio e di avvicinamento tra le diverse culture religiose e non solo.

L’approccio intenzionale e conoscitivo, finalizzato ad aprire dialoghi e percorsi interpretativi tra differenti paradigmi culturali, è quanto caratterizza anche il secondo volume esaminato e dal titolo “L’Umanesimo cristiano del Tempio Malatestiano. Percorsi di riscoperta artistica, teologica e sapienziale” a cura di Johnny Farabegoli e Natalino Valentini.

Il libro è il risultato di un interessante ciclo di conferenze promosse dall’Istituto Superiore di Scienze Religiose “A. Marvelli” in collaborazione con la Fondazione Cassa di Risparmio di Rimini e con il patrocinio dell’Assessorato alla Cultura del Comune di Rimini tra novembre e dicembre del 2014. L’intenzionalità, sempre guidata da una consapevole volontà culturale e spirituale, ha avuto lo scopo di riaprire nuove prospettive interpretative sulla identità di un luogo costruito, ossia il Tempio Malatestiano, un’antica chiesa francescana del XIII secolo poi ampliata e trasformata da Sigismondo Pandolfo Malatesta nel XV secolo grazie alle geniali e poliedriche intuizioni dell’architetto Leon Battista Alberti. Fu adibita a cattedrale a partire dal 1809, dopo le soppressioni napoleoniche e la demolizione dell’antica Santa Colomba. Anche in questo volume il pensiero intenzionale degli autorevoli autori intervenuti è finalizzato ad indagare ed interrogare i differenti propositi che hanno reso possibile l’edificazione del Tempio, le sue trasformazioni, le sue relazioni tra immaterialità e materialità, scienze e tecniche, tra bellezza e arte, quindi tra idea e creato nonché la ricerca sapiente di quei valori che sottendono sin dalle origini la sacralità di questo luogo.

Così entrambi i volumi, per differenti opportunità di ricerca e approcci scientifici, sono uniti da un interessante filo conduttore che è finalizzato ad impostare percorsi conoscitivi e di dialogo basati su una pluralità di conoscenze; e lì dove queste conoscenze convergono danno vita a luoghi in cui le differenti identità culturali, nonché religiose, si incontrano per realizzare armoniose interconnessioni in grado di avvicinare l’uomo a Dio.
Proprio in questo approccio intenzionale risiederà sempre la libertà conferita all’uomo di mettersi continuamente in gioco e di scoprire il valore del dialogo e di quell’Umanesimo che oggi più che mai, abbiamo necessità di riscoprire e valorizzare nel presente per costruire bene il futuro.
Buona lettura

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Olimpia Niglio
Architetto, master in Management dell’Arte, PhD e post PhD in Conservazione Beni Architettonici, è professore di Storia dell’Architettura e membro dell'Istituto Ambasciatori Mariani. E’ fellow research presso la Kyoto University in Giappone e membro della Fondazione Italia-Giappone. Professore titolare presso l'Universidad de Bogotà Jorge Tadeo Lozano, dal 2017 è prima donna straniera accademica dell’Academia Colombiana de Historia de la Ingenieria in Colombia. E' referente scientifico dell'Ambasciata d'Italia in Colombia e dell'Istituto Italiano di Cultura di Bogotá. E’ autore di monografie nel settore della storia e del restauro dell’architettura nonchè visiting professor presso diverse università sia asiatiche che americane.

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