Cattedra e sede del presidente sono luoghi distinti, come diverse sono le persone che le usano. Il presidente è il presbitero che presiede alla celebrazione che si svolge in uno specifico momento, il Vescovo è il responsabile della diocesi, sua massima autorità, successore degli Apostoli nella storia della Chiesa. Solo il Vesovo siede in cattedra. Ma tanto la sede del presidente quanto la cattedra hanno alcuni aspetti in comune (sono prossime all’altare, non si dovrebbero percettivamente sovrapporre a questo, rappresentano la figura che le “abita” anche in sua assenza, si pongono in dialogo con l’assemblea).

Le citazioni dalle due Note pastorali, sulla Progettazione di nuove chiese e sull’Adeguamento delle chiese esisenti, chiariscono la loro finalità; gli esempi presentati di seguito offrono lo spunto per discuterne il progetto.

 

Da LA PROGETTAZIONE DI NUOVE CHIESE

Nota pastorale della Commissione Episcopale per la Liturgia, 31 marzo 1993:

10. – La sede del presidente

La sede esprime la distinzione del ministero di colui che guida e presiede la celebrazione nella persona di Cristo, Capo e Pastore della sua Chiesa. Per collocazione sia ben visibile a tutti, in modo da consentire la guida della preghiera, il dialogo e l’animazione. Essa deve designare il presidente non solo come capo, ma anche come parte integrante dell’assemblea: per questo dovrà essere in diretta comunicazione con l’assemblea dei fedeli, pur restando abitualmente collocata in presbiterio. Si ricordi però che non è la cattedra del Vescovo, e che comunque non è un trono. La sede è unica e può essere dotata di un apposito leggio a servizio di chi presiede. Si preveda inoltre la disponibilità di altri posti destinati ai concelebranti, al diacono e agli altri ministri e ai ministranti. Non si trascuri di progettare un luogo accessibile e discreto per la credenza.

Da L’ADEGUAMENT0 DELLE CHIESE SECONDO LA RIFORMA LITURGICA

Nota pastorale della Commissione Episcopale per la Liturgia, 31 maggio 1996:

19. La sede dei presidente

… In ogni chiesa cattedrale, dove risulta possibile, si proceda all’adeguamento della cattedra episcopale e, inoltre, sia prevista una sede per il presidente non vescovo35. Nelle chiese cattedrali, monastiche, conventuali e in tutte quelle in cui vi sono frequenti concelebrazioni, si prevedano adeguate sedi per i concelebranti. Ove possibile, è bene prevedere opportune sedi per gli altri ministri liturgici e per i ministranti distinte da quelle del presidente e dei concelebranti.

LA CATTEDRA

Cattedrale di Faenza

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Cattedrale di Faenza, adeguamento curato da Giorgio Gualdrini, architetto.

Nella Cattedale di Faenza, un lungo iter progettuale ha portato a questa soluzione in cui si nota la cura nel disegno che porta a generare un collegamento tra altare e ambone (v. la parabola che ne incide le superfici, evidente nel disegno sottostante) e tra questi e la cattedra col suo alto schienale tagliato verticalmente dà un segno che si assimila a quelli che attraversano gli altri due poli liturgici. E mentre è stato scelto di porre la cattedra in asse con l’altare, generando una sovrapposizione consueta nella storia ma che oggi si tende a evitare, la sede del presidente è ben distinta, per materiale, cromia e ubicazione: è posta infatti a lato dell’altare e a fronte dell’assemblea. Si tratta di una soluzione che privilegia l’aspetto simbolico della cattedra e mantiene la tradizionale assialità tra questa, il crocefisso e l’altare.

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Cattedrale di Reggio Emilia

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Vista verso la pedana dell’altare (foto C. Vannini)

Nella cattedrale di Reggio Emilia, a differenza di quanto scelto per la cattedrale di Faenza, l’adeguamento cui si era giunti dopo l’iter progettuale (2005-2011, vi furono coinvolti l’allora Vescovo Mons. Caprioli e i consulenti Mons. Giancarlo Santi e P. Andrea Dall’Asta) portò a stabilire la cattedra e la sede, sul piano stesso dell’assemblea, con una sistemazione artistica curata da Kounellis, in cui si evidenziava il ruolo di umile servizio svolto dalle Autorità ecclesiali. Tale scelta resta ora con valore storico, poiché l’opera di Kounellis è stata riposta e non risulta più visibile.

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La cattedra e, sul lato, le sedute per i concelebranti ovvero per il presidente che non sia Vescovo: la disposizione laterale è leggermente ruotata verso il popolo.

Cattedrale di Evry

Cattedrale di Evry (foto Pino Musi).
Cattedrale di Evry (foto Pino Musi).

Nella Cattedrale di Evry (Parigi), progettata da Mario Botta, la distinzione tra cattedra e sede del presidente è rimarcata non solo dalle dimensioni, ma anche dall’elaborazione dei paramenti murari: la disposizione dei mattoni infatti disegna una figura ascendente che pone in singolare evidenza la cattedra. Questa è anche l’unica seduta dotata di braccioli. Il disegno e il materiale stabiliscono una continuità non solo tra tutte le sedute, ma anche con l’ambone (visibile sulla destra, sul piano dell’aula) e col leggio (sulla pedana presbiterale). Una sistemazione che sembrerebbe riuscire a esprimere bene i rapporti gerarchici, prossemici e simbolici desiderati. L’altare in marmo bianco si staglia sulla pedana nera e il fonte battesimale sulla sinistra del presbiterio vi si riferisce con chiarezza pur dalla sua posizione defilata, grazie alla medesma consistenza materica.

LA SEDE

Chiesa “Cristo Speranza del Mondo” a Donau City (Vienna)

Chiesa dedicagta a Christus Hoffnung der Welt in Donau city, Wien. Progetto di Heinz Tesar.
Chiesa dedicata a Christus Hoffnung der Welt in Donau city, Wien. Progetto di Heinz Tesar.

Considerata da molti un capolavoro di misura ed equilibrio, sia sul piano architettonico, sia sul piano delle soluzioni liturgiche, la chiesa “Cristo Speranza del Mondo”, costruita su progetto di Heinz Tesar, segue un disegno minimale. Il segno vi assume un valore pregnante: si noti per esempio il modo in cui risalta la croce incisa nella parete di fondo, riverberando l’immagine del crocifisso che si eleva dalla pedana dell’altare (un altro segno attraversa tutta la copertura con andamento sinuoso). Le sedute del presidente e degli accoliti si appoggiano sulla parete di fondo, la prima distinguendosi dalle altre grazie alla maggiore altezza dello schienale. I rivestimenti in legno rendono il senso di un’omogeneità che tutto comprende.

Chiesa “San Gregorio” ad Agrigento

Chiesa di San Gregorio ad Agrigento, progettata da Giuseppe Pellitteri (con Dario Riccobono, coordinamento, ed Enzo Venezia, artista).
Chiesa di San Gregorio ad Agrigento, progettata da Giuseppe Pellitteri (con Dario Riccobono, coordinamento, ed Enzo Venezia, artista).

Il progetto della chiesa di San Gregorio, a opera del prof. Giuseppe Pellitteri, si avvale di tagli e superfici sfalsate che in certo modo riconducono all’atmosfera della zona archeologica di Agrigento, ove è ubicata. Quasi in contrapposizione con quel sommarsi di suggestioni a volte disorientanti (si consideri l’effetto del lucernario la cui cornice in corten diverge dall’asse dell’aula mentre il piano di chiusura bascula), l’organizzazione dei luoghi liturgici è lineare, semplice, usuale, disposta su quella frontalità distesa a volte criticata e comunque molto praticata e forse difficilmente evitabile in ambienti di piccole dimensioni. La sede sulla pedana è in posizione diametralmente opposta a quella dell’ambone (questo avanza su un lato, quella arretra dall’altro).

Cappella di Ronchamp (Francia)

Cappella di Ronchamp. Progetto Le Corbusier con p. Marie-Alain Cuturier.(foto Daniele Basso)
Cappella di Ronchamp. Progetto di Le Corbusier con p. Marie-Alain Cuturier (liturgista e committente). (foto Daniele Basso)

Icona principe del progetto della chiesa contemporanea, la cappella di Ronchamp è frutto tanto dell’inventiva di Le Corbusier quanto della sagacia di p. Couturier, che glie la commissionò. Per questo oltre agli aspetti relativi al disegno architettonico e alle soluzioni artistiche, ha senso osservarne l’assetto liturgico, per quanto preceda di quasi un decennio il Concilio Vaticano II. Le sedute del presidente e degli accoliti si trovano di lato all’altare, diagonalmente disposte così da rivolgersi, sia a questo, sia all’assemblea. Sono di legno, individuali, mobili, hanno un disegno coerente con quello dell’architettura, si distinguono per l’altezza dello schienale.

La veduta panoramica rende bene l'insieme dello spazio interno.(foto D. Basso)
La veduta panoramica rende bene l’insieme dello spazio interno. (foto D. Basso)

Capilla “Santa Ana”, Misiones (Argentina)

Cappella di Santa Ana, nel territori di Misiones, in Argentina. Progetto dello studio Cella. (foto Ramiro Soza)
Cappella di Santa Ana, nel territori di Misiones, in Argentina. Progetto dello studio Cella. (foto Ramiro Sosa)

La vista notturna fa della parete di fondo, totalmente vetrata, uno specchio. I rivestimenti interni sono totalmente lignei, come lignei sono i poli liturgici. Nell’insieme, caratterizzato da limpida fattura e da efficace disegno, si nota una seduta, mobile, dietro all’altare ma in posizone disassata: quella riservata al presidente. E una seduta laterale, sotto la croce. Forse sarebbe bastato porre qui anche la sede, per evitare di spingere eccessivamente sul versante della “tavola domestica” il senso complesso dell’altare.

Chiesa “Teresa di Calcutta” a Bolzano

Chiesa di Madre Teresa di Calcutta a Bolzano. Progetto Siegfried Delug. (foto ORCH_chemollo)
Chiesa di Madre Teresa di Calcutta a Bolzano. Progetto Siegfried Delug. (foto ORCH_chemollo)

La disposizione delle panche, in abbraccio semiavvolgente, e il protendersi della parte mediana della pedana dell’altare, evidenziano il dialogo tra chi presiede e l’assemblea. La seduta del presidente è ben evidenziata, sia dalle dimensioni, sia dal basamento in pietra che la inserisce con chiarezza tra i poli liturgici (altare e ambone, tutti composti dallo stesso materiale), mentre la distingue dalle altre sedute di accoliti e concelebranti. La sua disposizione, sul lato, lascia all’altare il ruolo di protagonista nello spazio per il culto.

(LS)

DOCUMENTAZIONE

Cattedra e sede. Presentiamo qui sotto la copia dell’intervista a mons. Alessandro Gandini del giugno 1994 comparsa in Chiesa Oggi n. 9, nell’ambito dei servizi sul rapporto tra architettura e liturgia curati da Leonardo Servadio sui primi numeri di quella rivista.

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